Profumo di teatro

21.04.2020

 

 

Oggi incontriamo ANNA TRINGALI del Teatro Bresci professione ATTRICE, per parlare di teatro e profumi, che ci racconta e si racconta.

 

Com’è nato TEATRO BRESCI 

Teatro Bresci è nato dall’incontro tra me, Giàcomo Rossetto e Giorgio Sangati. Era il 2009. Provenivano tutti da esperienze lavorative diverse ma da subito, una volta trovatici assieme per l’allestimento di uno spettacolo (Giorgio aveva chiamato me e Rossetto per una tragedia greca di cui avrebbe curato la regia), abbiamo capito di avere uno stesso approccio al lavoro artistico, una stessa idea di teatro, una forte comunione di intenti e di visione. 

 

Unirci in un nostro progetto indipendente è stato molto naturale. 

Abbiamo sentito necessario poter creare una realtà che potesse operare sul territorio portando anche nella provincia, e non solo nei grandi teatri nazionali che pur abbiamo sempre continuato a frequentare, lo spettacolo di qualità. 

 

Avere una nostra realtà ci ha sempre consentito poi di misurarci non solo con la professione di attori o regista ma anche con quella di produttori, organizzatori, direttori artistici, formatori. E inoltre ci ha reso liberi di scegliere cosa mettere in scena, facoltà solitamente preclusa quando lavoriamo come dipendenti di grossi enti produttivi.

 

Teatro Bresci è una creatura che ci ha messo in contatto con la bellezza del potersi sporcare le mani e di potersi asciugare il sudore. Ci ha consentito di viaggiare, di raggiungere premi e traguardi importanti, di rimanere sempre curiosi e in movimento, proiettati verso un domani da scoprire, inventare, condividere con l’altro.

 

Come e a che età hai incontrato il tuo primo profumo 

Il mio profumo preferito negli ultimi anni è stato Blu di Bulgari. Profondo, intenso, deciso, sensuale. Non lo producono più. Sono ancora alla ricerca di qualcosa che mi rappresenti davvero. 

 

C’è poi un profumo che non dimentico e a cui rimarrò sempre affezionata, anche questo ormai introvabile: era Lulù; bottiglietta azzurra con punto di rosso (ne conservo ancora una vuota dopo anni).Lo usava mia madre. 

È uno dei ricordi che ancora mi legano in maniera viva a lei. 

 

Considero poi profumi per me fondamentali e deliziosi il caffè, e la primavera. È incredibile il profumo della primavera: apri la finestra una mattina e puff, è arrivata!

 

Qual’è il tuo profumo preferito (inteso come odore)

Non mi vergogno a dichiarare una strana attrazione verso l’odore della benzina, e del quotidiano appena stampato.

 

I capelli dei miei bambini.Potrei continuare quasi all’infinito con la lista di profumi che considero importanti e potenti. Mi fermo qui.

 

Il mio primo profumo è stato Lulù, come ovvio. Ho sperimentato poi, da adolescente, Chanel n 5. Me lo sono sentita bene addosso per qualche anno e poi di punto in bianco è diventato troppo dolce. Non faceva più per me.

 

Descrivi  la tua  opera d’arte preferita associandola ad profumo

Non ho un’opera preferita. Ce ne sono diverse che quando ho visto dal vivo mi hanno spaesata a rapita, profondamente commossa. 

 

Penso al “Cristo morto” di Mantegna, ai Caravaggio, alla “Transverberazione di Santa Teresa” del Bernini, alle grandi tele di Rothko, o ai quadri di Bacon. 

Penso all’unica scultura che ho qui nominato: il profumo è certamente quello del vino, rosso.

 

Progetti futuri?

Creare qualcosa che possa ispirare e ospitare i ragazzi, il nostro futuro.

Essere felice a momenti, in dubbio sempre, curiosa ogni momento. 

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